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Pag.5: le monete


 - William Christopher Boyd

I rapporti sempre più intensi tra William e lo zio George Gaviller (era il fratello della madre Mary Anne Harriette Gaviller, la cui famiglia era originaria della Svizzera) portarono inevitabilmente l'ex raccoglitore di farfalle a contatto con la discreta collezione di monete del parente. Della collezione Gaviller non abbiamo notizie. Sappiamo che era vasta ed eterogenea, ma non conosciamo con precisione la sua portata quantitativa: il dato si sarebbe potuto desumere dal fatto che Boyd catalogò le monete lasciategli in legato testamentario dallo zio alla sua morte avvenuta il 28 febbraio 1886  con un piccolo timbro rosso (GHG), ben visibile nella foto in alto abbinato a due modeste monete di Galerio ora parte della nostra collezione. Ma le monete Boyd sono state disperse nel 2005 e il dato statistico non è stato registrato. Né sappiamo come fosse catalogata. Certo, William fu affascinato dalle monete dello zio e dal suo lavoro di classificazione.
Anche se, a ben pensare, la passione ha altre origini. Il rifugiarsi nella storia rispondeva a due esigenze. La prima: la storia è un approdo sicuro per i delusi del presente e gli spaventati del futuro, in quanto è certezza. E Boyd, come abbiamo visto, viveva queste sensazioni.
La seconda: William C. Boyd aveva capito di essere giunto al capolinea con la sua collezione di farfalle. Le scienze e la genetica nel XIX secolo progredivano vertiginosamente e lo studio dei lepidotteri, ormai, presumeva una cultura scientifica che l'adulto Boyd non poteva più acquisire. Certo anche per la storia serviva cultura, ma questa poteva essere aumentata proprio con il progredire della collezione. Anzi, il fatto stesso di acquistare una moneta e poi classificarla imponeva uno studio lungo e faticoso, ma affrontabile. Boyd si dedicò all'impresa con volontà maniacale. Ogni nuovo pezzo veniva registrato su libricini simili a quelli usati per le farfalle. Con una particolarità: il prezzo pagato era scritto in un codice mai decifrato. Come se volesse tener nascosto lo sforzo finanziario. Ogni moneta, poi, veniva identificata su un ticket circolare, di diametro non costante e scritto con penna d'oca, riposto nel monetiere assieme al pezzo.
A questo proposito registriamo una curiosità: Boyd, talvolta, riciclava i ticket, come si evince dalla foto del mezzo penny di Enrico VI (1422-1461) acquisito alla nostra collezione e proveniente dall'eredità Gaviller: sul retro riporta ancora il nome di Magnenzio, usurpatore al titolo imperiale romano nel 350 d.C., senza altri dettagli. E' evidente che il ticket era stato provvisoriamente associato a una moneta completamente diversa. Ma non è un caso isolato: nella nostra collezione, molto limitata rispetto all'insieme di quella originaria, ritroviamo lo stesso fenomeno sul ticket di un sesterzio di Faustina minore (inizialmente associato a una moneta di Agrippina maggiore acquistata da Boyd nel 1890, un anno prima), su quello di un sesterzio di Alessandro Severo (inizialmente associato a una moneta di Julia Domna) e su quello di un follis di Massimino II (inizialmente associato a una moneta di Teodora). Sul retro del ticket di un follis di Elena, invece, troviamo un primo abbozzo della classificazione della stessa moneta. Il "riciclo" dei ticket non è limitato a un preciso periodo della collezione, né alle date di acquisto della moneta da parte di Boyd: lo ritroviamo riferito a monete provenienti dalla collezione Gaviller, quindi iniziali, a monete comperate già nel XX secolo, a monete romane, a monete del Medio Evo inglese e via dicendo. La conclusione non può essere che una: Boyd, nel tempo, ha rimesso mano più volte alla classificazione delle sue monete.

Gli hoard e l'incontro con Vittorio Emanuele III

Gli hoard e l'incontro con Vittorio Emanuele III - William Christopher Boyd

Non appena la collezione cominciò a raggiungere un livello apprezzabile, William entrò nella Royal Numismatic Society (1892). E, come accadde per i Drapers, ne scalò la gerarchia fino a raggiungere il rango di tesoriere. Ciò ampliò notevolmente i suoi orizzonti numismatici: aumentarono i contatti con grandi esperti e studiosi che arricchirono la sua esperienza maturata nelle tradizionali "botteghe" e aste londinesi: Spink, Baldwin, Lincoln e Sotheby's su tutte. Aumentò anche la spinta allo studio, agevolata dallo "sfogo" derivante dalla possibilità di pubblicare note sul Numismatic Chronicle. Passare dalle monete allo studio degli hoard, cioè dei ripostigli, fu un fatto naturale. Boyd si interessò prevalentemente di tre hoard: il Cambridge, sul quale rimandiamo al file di Guberman in basso, il Westminster bridge (monete del periodo anglo-vichingo) e il Salbris, che fu, in pratica, una sua scoperta. Se sappiamo che l'interesse per il Westminster bridge hoard derivò dai contatti di Boyd con l'antiquario Franz Vieweg, il grande fornitore della collezione di lord Grantley di Burgred, è sconosciuto il motivo dell'approccio al Salbris. Parleremo di questo, anche se per impegno (come si legge nell'articolo di Guberman apparso su The Celator) fu il Cambridge a occupare maggiormente Boyd. Ma è proprio il Salbris hoard a lasciarci le maggiori incognite. Il ritrovamento nella Loira di  antoniniani  battuti da Valeriano, Gallieno, Claudio II,  Postumo, Vittorino e i Tetrici sarebbe passata inosservata se non fosse stato per Boyd. Sul Numismatic Chronicle del 15 gennaio 1903 si legge a pagina 10: 
 "Mr. Boyd gave an account of a find of Roman coins made at  Salbris, near Romorantin in the Department of the Loire. The find consisted of six to seven hundred base denariiextending from the reign of Valerian to that of Aurelian, AD 253-275, and included many pieces of Gallienus, Postumus, Victorinus and Tetricus I and II"
E nel 1905, il berlinese Jahresberichte der Geschichtswissenhaft  scrive: <...700 denaren v. Valerianus bis Aurelianus in Salbris (Loire)> e  cita come fonte l' Archaeologischer Anzeiger del 1903. Chi per primo parlò del Salbris hoard (ridotto da Boyd al rango di find)? Trattandosi di un ritrovamento francese viene da pensare realisticamente alla stampa tedesca, ma forse le cose non stanno così: Boyd, infatti, venne in possesso di alcune monete del Salbris (una è in questa collezione). Ma è anche vero che su tre giornali specializzati è rimbalzato  un errore: a Salbris non sono stati trovati denari, ma antoniniani. Certo è che se oggi sappiamo di questo ritrovamento, di cui non parla più neanche il sito istituzionale della cittadina di Salbris, lo dobbiamo al Numismatic Chronicle e a Boyd.
Sia come sia, gli studi di Boyd sul Cambridge hoard e sul Salbris find, oltrechè l'espandersi della sua collezione ne aumentarono enormemente il prestigio. Sappiamo che tra il 1900 e il 1906 collaborò ad iniziative del British museum, che ancora oggi conserva tra i suoi "Tesori" alcune decine di monete della collezione. La cosa curiosa è che si tratta di falsi. O falsi d'epoca, o monete "barbariche" o falsi ottocenteschi, quindi coevi di Boyd: si può ragionevolmente ipotizzare la sua partecipazione a una mostra o a un'iniziativa didattica. 
Ma il momento di maggiore soddisfazione per Boyd arrivò improvviso nel 1903, quando una delegazione ristretta della Royal society si recò a Windsor per incontrare il giovane re d'Italia Vittorio Emanuele III, già celebre numismatico. Anche se in Italia questo evento passò quasi inosservato, al punto che sulla 'Rivista italiana di numismatica e Scienze affini' è liquidato in poche righe:  "Durante il viaggio di SM Vittorio Emanuele III a Londra, avvenuto lo scorso ottobre, la Società numismatica di Londra ebbe il gentile pensiero di presentargli i proprii omaggi. Una deputazione della Società, composta dal Presidente sir John Evans, sir Henry Howorth, sig. W.C.Boyd e sig. Herbert A.Grueber, si recò a Windsor dove alloggiava SM a cui presentò una medaglia d'oro appositamente coniata, accompagnata con un indirizzo in cui si riconoscevano i grandi meriti dell'Augusto culture della Scienza, specialmente in 
relazione alla numismatica medioevale italiana. La Società fu lietissima di registrare il nome del nostro Presidente Onorario fra quelli dei membri d'onore della Società Numismatica di Londra. S. M. si intrattenne qualche tempo coi membri della deputazione, discorrendo della sua privata collezione, giunta ormai a 50,000 pezzi, del suo catalogo che sta compilando e dell'opera del Corpus nummorum a cui il suo catalogo servirà di base>. 

 




Il mistero dei caratteri runici e l'asta Baldwin's

Il mistero dei caratteri runici e l'asta Baldwin's - William Christopher Boyd

La catalogazione delle monete e l'estensione della collezione rivelano aspetti mai chiariti del carattere di Boyd. Fino a sconfinare nell'autentico mistero. William, per esempio,  annotò il prezzo pagato per le sue monete su dei librettini rimasti alla famiglia, ma lo celò usando un codice personale rimasto a lungo indecifrato e composto da lettere del greco arcaico e da caratteri runici (nella foto: un esempio tratto da uno dei suoi libretti). Il codice, risolto da Baldwin dopo anni di studi, lascia aperte due opzioni: o William Christopher era paranoico, oppure doveva confrontarsi con gravi problemi nel suo ambiente familiare o di lavoro per gli enormi esborsi di denaro che la sua passione richiedeva. Questo comportamento è in linea con l'atteggiamento che William teneva al momento dell'acquisto: alle aste si faceva rappresentare e nei negozi si faceva registrare con un nome falso ("Smith", per esempio, alle aste Baldwin's). Non crediamo che William fosse paranoico. Opteremmo invece per la seconda ipotesi, quella di dover nascondere gli esborsi di denaro, anche perché eventuali turbe mentali cozzano con la sua attività sociale estremamente esposta (Drapers, Società entomologica, Società numismatica). Anche se non si può escludere l'ipotesi di acquisti compulsivi di monete, vista l'estensione della collezione e la mancanza di un periodo storico privilegiato: le monete Boyd, infatti, vanno dalla classicità greca e romana a tutto il dipanarsi della storia inglese, dai Celti a Edoardo VII. Solo le monete straniere vengono principalmente dalla collezione Gaviller o da regali che Boyd ha avuto negli anni. E non si può non notare come l'evolversi dell'attività di William come numismatico corrisponda con la decisione della moglie Fanny di stabilire, con la figlia maggiore, una residenza diversa da quella del marito (atti del censimento 1891). 
Comunque, per una precisa analisi della collezione Boyd occorre rimandare necessariamente al catalogo Baldwin's 42 2005. Ma poiché questo è ormai difficile da trovare nelle librerie, provvederemo qui a un'analisi almeno quantitativa. In linea generale, diciamo che la qualità delle monete rispecchiava la moda ottocentesca: la ricerca della conservazione non era ossessiva. Nella collezione si trovavano monete praticamente perfette accanto ad altre che oggi stenterebbero a trovare posto anche nell'album di un giovanissimo. Nel file allegato si potrà trovare un riassunto dei pezzi battuti per settore (monete greche, romane, inglesi, coloniali etc) limitato al numero di monete in asta. Miglioreremo via via il file con l'ambizione finale di offrire uno spaccato esaustivo dell'asta Baldwin's 42 2005, tenendo presente che, secondo quanto ci ha scritto la Baldwin's nella persona di Paul Hill, in quell'asta fu dispersa l'intera collezione.  Anche se, in realtà, alcune monete segnalate ex Boyd, pochissime, erano sul mercato già dagli anni Ottanta del XX secolo. Ma è pur sempre possibile che fossero pezzi già in commercio negli anni della vita di W.C. Boyd, cioè prima del 1906 o, magari, messi sul mercato dal figlio subito dopo.
A titolo di pura curiosità: i lotti messi in asta, e praticamente tutti venduti, sono stati 1503. Moltissimi i lotti multipli. Il prezzo massimo (25.000 sterline più diritti) è stato spuntato dal lotto 1163: "Victoria, Pattern Crown, 1839, by W. Wyon". Un pezzo indicato come R7, già collezione Montagu. Segue, con 8.000 sterline,  il suo monetiere  (lotto 1503). Rimarchevole il risultato, 3100 sterline, del lotto 1319, una moneta australiana: "Sydney Half-Sovereign, 1866 (KM3)". E quello del lotto 903, un groat tipo A di Edoardo I: 2700 sterline. Mentre il lotto 887, un penny tipo III di Henry I ha realizzato 3400 sterline.
Per quanto riguarda il periodo classico, segnaliamo le 3200 sterline del lotto 251: un sesterzio di Nerone PORT AVG classificato RIC 440. E scegliendo a caso, le 2200 sterline del lotto 129: un ANTONIA ARMENIA DEVICTA di Marco Antonio con Cleopatra sul rovescio  (Cr 543). Sono numerosi, comunque i lotti aggiudicati tra le mille e le tremila sterline. 

Una piccola collezione Boyd

Una piccola collezione Boyd - William Christopher Boyd

La nostra: è composta da 38 monete prevalentemente romane imperiali. E la potete trovare qui:


http://www.forumancientcoins.com/gallery/thumbnails.php?album=2203

 

 

 

Per sommi capi, è così articolata:

 

- 1   quadrante

- 1   asse

- 2   dupondi

- 8   sesterzi

- 7   denari (di cui 1 repubblicano)

- 6   antoniniani (AR e AE)

- 8   tetrarchiche minori (frazioni radiate, folles e mezzi folles)

- 2   argentei tetrarchici

- 1   prutah

- 2   non romane (di cui 1 greco-siracusana)

- 3   francobolli del negozio Boyd (retrostampati o sovrastampati)

- 1   bollino della collezione senza moneta di riferimento

- 1  copia originale del Numismatic Chronicle 1897, con articoli di W.C. Boyd sul Cambridge hoard e di Montagu sulle monete d'oro romane rare (nel file allegato)


Nella foto di Yorkcoins: un denario di Sabina acquistato da Boyd dal numismatico londinese W.S.Lincoln nel dicembre 1898 e acquisito a questa collezione il 30 luglio 2008 da Yorkcoins.

Monete e oggetti di W.C. Boyd nelle aste appena battute e commenti sul sito

Monete e oggetti di W.C. Boyd nelle aste appena battute e commenti sul sito - William Christopher Boyd

Acquisite a questa collezione l'11 ottobre 2012:


Julia Maesa, denarius. R/FECVNDITAS AVG (ex Cambridge hoard, ex Sadd collection, ex Boyd collection)
Julia Maesa, denarius (218-220 AD), ex Boyd collection 
AR, gr 3,1, 22 mm, 180°, BB
D/ IVLIA MAESA AVG, draped bust right 
R/ FECVNDITAS AVG, Fecunditas standing left, extending her hand over a child & holding cornucopiae. 
Ric 249, RSC 8. 
Provenienza: Berardengo collection, Rome Italy (october 2012), ex Cambridge hoard, Cambridgeshire Uk (1897), ex A.H. Sadd collection (1897), ex W.C. Boyd collection (april 1897), ex Baldwins auction 42 lot 523 part (september 26, 2005), ex Paul Wells collection, Cardiff Uk (2012)

Julia Maesa, denarius, R/SAECVLI FELICITAS (ex Cambridge hoard, ex Sadd collection, ex W.C. Boyd collection).
JULIA MAESA Denarius (220-222 AD)
AR, gr 2,8, mm 18,180°, BB
D/ IVLIA MAESA AVG, diademed and draped bust right 
R/ SAECVLI FELICITAS, Felicitas standing left, sacrificing out of patera over lighted altar & holding long caduceus; star left. 
Ric 271, RSC 45b
Provenienza: Berardengo collection, Rome Italy (0ctober 2012), ex Cambridge hoard, Cambridgeshire Uk (1897), ex A.H. Sadd collection (1897), ex W.C. Boyd collection (april 1897), ex Baldwins auction 42 lot 523 part (september 26, 2005), ex Paul Wells collection, Cardiff Uk (2012).


Julia Soaemia, denarius. R/ IVNO REGINA (Boyd collection)
Julia Soaemias Denarius. 220 AD. 
AR, gr 2,4, 19 mm, 180°, BB
D/ IVLIA SOAEMIAS AVGVSTA, draped bust right / 
R/ IVNO REGINA, Juno standing right, holding scepter and palladium. 
Ric 237, RSC 3
Provenienza: Berardengo collection, Rome Italy (october 2012), ex W.C. Boyd collection (july 1895?), ex Baldwins auction 42 lot 523 part (september 26, 2005), ex Paul Wells collection, Cardiff Uk (2012)


I più interessanti, ai fini di questo sito, sono i denari di Julia Maesa: vengono dal Cambridge hoard (1897), che ha impegnato gli ultimi anni della vita di Boyd. Le monete sono state acquisite in blocco dall'antiquario Paul Wells di Cardiff, Uk.


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Qui i commenti più numerosi su questo sito:

http://www.lamoneta.it/topic/71875-un-sito-su-william-c-boyd/


http://www.forumancientcoins.com/board/index.php?topic=69113.0
 (in italiano e inglese)

http://foro.denarios.org/viewtopic.php?f=1&t=6160&sid=6084ffdbde72a0ed10032ccd98b8375f 
 (in spagnolo)

http://www.imperio-numismatico.com/t21353-la-coleccion-de-william-boyd?highlight=boyd

Dal forum lamoneta.it estrapoliamo questo intervento di gianfranco pittini:

Caro Paolo, veramente bello! E vedo profilarsi un bellissimo libro. Ti raccomando di abbondare non solo con le riproduzioni di monete, ma anche con cartoline d'epoca, foto attuali di monumenti o località di Londra e della campagna, qualcosa sui Clubs che frequentava, tutto il possibile sulla Regina Vittoria (magari anche un po' di francobolli, bellissimo quello sulla cartolina). E inoltre, ti direi, anche materiale sull'India inglese nell'800, che è uno degli aspetti più affascinanti dell' Inghilterra vittoriana. Tutti abbiamo letto "Il Libro della Giungla", ma a me di Kipling è piaciuto soprattutto Kim (uno dei pochi libri che ho letto in inglese!); e dalle monete che collezionava, direi che anche a Boyd interessava l'Oriente. Beh, lui non era paranoico, però certo era un bel tipino...Dai, che vien fuori una bella cosa. Confesso di non aver letto ancora tutto, perchè al pc mi stanco: anche per questo aspetto qualcosa di cartaceo. Ciao!
[gpittini]
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Caro Gianfranco, grazie per gli elogi. Quanto al libro, ci sto già lavorando. La ricerca di materiale "attuale" è tra le mie priorità e, per questo, sto organizzando un viaggio a Londra sui luoghi di Boyd e quello vittoriani in generale. Con un salto al Museo di Storia Naturale per avere una fotocopia dei taccuini delle farfalle e in qualche libreria d'antiquariato per cartoline e stampe da riprodurre senza la tagliola dei diritti d'autore. So di poter contare sempre sui tuoi consigli.
[paolo]

CHI SONO

CHI SONO - William Christopher Boyd

Paolo Berardengo, giornalista e scrittore, appassionato di viaggi e di numismatica. Vivo a Nettuno (Roma).

Cheshunt, Herts: foto dei luoghi di Boyd

Cheshunt, Herts: foto dei luoghi di Boyd - William Christopher Boyd

St Mary's parish church

Cheshunt, Herts: foto dei luoghi di Boyd - William Christopher Boyd

The bishop's college

Cheshunt, Herts: foto dei luoghi di Boyd - William Christopher Boyd

Public library

Cheshunt, Herts: foto dei luoghi di Boyd - William Christopher Boyd

Temple Bar

Cheshunt, Herts: foto dei luoghi di Boyd - William Christopher Boyd

The Old Temple Bar 1906

Un libro di Jay Guberman

Un libro di Jay Guberman - William Christopher Boyd

"A History of Interruptions"